“Il Cartellone di Buon Gusto” 2007

Alla sua seconda edizione l’appuntamento con il gusto organizzato dall’associazione culturale “L’Isola”, nelle sale dell’Opera Pia Carpentieri a Scicli

 “Il buongusto è un atto del nostro giudizio, col quale noi diamo la preferenza alle cose che sono piacevoli al gusto su quelle che non hanno tale qualità”. Così scriveva Brillat-Savarin nella sua Fisiologia del gusto, opera la cui prima edizione comparve in Francia nel 1825 e che, all’epoca, rappresentava una tendenza culturale nuova: l’interesse della nobiltà o della borghesia colta, o “intellettuale, a dissertare sulla cucina. Da allora molto è stato scritto sulla gastronomia al punto da diventare, oggi, materia di studio universitario. Su una linea di sottile provocazione si muove la seconda edizione del “Cartellone di Buon Gusto”, serie di appuntamenti organizzati dall’associazione culturale “L’Isola” e pensati come momenti di approfondimento sulla conoscenza gastronomica, ma anche occasioni per “affinare il proprio gusto e conoscere il territorio in cui si vive”, come recita il sottotitolo scelto per accompagnare il messaggio comunicativo. Il tema di quest’anno è stato dedicato al rapporto tra cibo e paesaggio, visto quest’ultimo non solo come spazio fisico ma anche esteriorizzazione dell’attività dell’uomo, estensione dell’attività culturale e interiore che distingue l’uomo da ogni altro essere. Su questa poliedrica morfologia del paesaggio si inseriscono gli appuntamenti previsti nel “Cartellone”. Si va così dalle riflessioni di Angelo Barone, docente presso l’accademia di Brera, sul “paesaggio mutevole” (7 dicembre), frutto, nel bene e nel male, dell’opera dell’uomo, al rapporto tra musica e cibo (20 dicembre), intrigante argomento che apre nuove prospettive nell’ambito del “pensiero gastronomico”; dal cibo delle taverne (17 dicembre), esempio di gastronomia semplice e rurale da consumare in un luogo dove cibo e comunicazione si fondono in maniera quasi inscindibile, ai sapori del pane; dalla cucina delle “contaminazioni” (21 dicembre), intese, queste, sia come contagi fisici che culturali, fino alla cucina di Pino Cuttaia e al paesaggio delle vigne di Arianna Occhipinti, argomento della seconda serata di martedì 11 dicembre.

Un tempo era obbligo nascondere all’occhio esterno ciò che avveniva tra i fornelli. Bartolomeo Scappi, nella sua Opera del 1570, interpretava questa tendenza scrivendo che la cucina ha da essere più tosto in luogo rimoto che publico. Il che si fa per diversi rispetti, e particolarmente per evitare i disturbi che il concorso delle genti apporta e i pericoli insieme…. Oggi la cucina diventa momento di conoscenza e di approfondimento da mostrare e condividere. “Il Cartellone di Buon Gusto”, con i suoi appuntamenti, vuole interpretare e rappresentare questa nuova tendenza portando alla ribalta gli autori più rappresentativi della nostra gastronomia.

Giovanni Portelli

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